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LA LUNGA STORIA DELLO SPUNTINO DEL VIAGGIATORE: IL PAN TRAMVAI

La faccenda del mangiare è complicatissima ad incominciare dal pane. Che sembra il più semplice, in quanto fatto con solo farina, pane ed acqua. Ma le farine non sono tutte uguali, le acque differiscono da luogo a luogo e poi c’è quell’imponderabile che deriva dal coefficiente aria.
La prima testimonianza storica della presenza del pane con l’uva di Zibibbo si ha nel febbraio 1426, quando il Ducato di Milano si trova impegnato in una lunga lotta con la Serenissima, per il predominio degli avamposti lungo l’Adda. In quel tempo, Giovanni Aliprandi, genero di Bernabò Visconti, una volta caduto in mani nemiche, viene decapitato dai veneziani: é accusato di aver tentato di avvelenare il Carmagnola, mercenario, milanese d’adozione e comandante in quel frangente dell’esercito veneziano. Le fonti raccontano che ciò doveva avvenire tramite il pane ripieno di uvetta secca, di cui il conte di Carmagnola era ghiotto. La tradizione di preparare questo impasto attraversò indenne centinaia di secoli fino ad arrivare fino al dopoguerra. In realtà gli eventi tra le due guerre mondiali hanno fatto scomparire la ricetta, per via dei razionamenti degli ingredienti: per qualche tempo lo si vede in alcune vetrine di rivendita sotto la denominazione di ” pane con l’uva “. Ma alla fine della Seconda Guerra Mondiale è il momento in cui i cibi poveri della tradizione locale tornano prepotentemente sulla tavola dei lombardi.
Per sapere come mai il pane con il zibibbo prese il nome di” pan tramvai ” bisogna andare indietro nel tempo, quando fece la sua apparizione il tram a vapore.
a partire dal 1870 collegava Milano con i centri circostanti tra cui Saronno, Gallarate, Magenta, Monza e altri ancora.
Tanti erano i pendolari che affrontavano il viaggio quotidianamente, viaggio poteva durare diverse ore, dato che la velocità fuori dal centro non poteva superare i 15 km/h per non spaventare gli animali e che era annunciato da un trombettiere quando attraversava centri abitati.
Solitamente bambini e donne, dopo qualche ora di viaggio, avvertivano gli stimoli dell’appetito. Il pane con il zibibbo serviva a lenire gli stimoli ed era pane e pietanza
Il pan tranvai veniva acquistato insieme al biglietto del tram o, a volte, dato come resto e serviva per mitigare la fame di tanta gente che raggiungeva la città o ritornava verso casa.
Questo dolce, che faceva la sua comparsa soprattutto nel periodo natalizio, veniva anche chiamato “panettone dei poveri“ dato che le famiglie meno abbienti, non potendo permettersi il dolce ufficiale per il Natale milanese, avevano eletto il pan tranvai a dolce tradizionale festa di fine anno.
Il pan tranvai originale è fatto con farina di segale e frumento, impastato con uva passa di zibibbo di prima scelta. La forma tradizionale è un bastone della lunghezza di due spanne e della larghezza di una e dell’altezza di tre quarti. Il pane deve essere croccante all’esterno elastico e spugnoso.
Dopo un lungo periodo di assenza dai banchi dei fornai brianzoli e milanesi, da un po’ di tempo il Pan Tramvai è tornato ad avere un posto in prima fila in vetrina. Per definirsi tale, il pan tramvai deve contenere non meno del 40% in peso sul prodotto di uvetta sultanina, e non meno del 40% in peso di materia grassa sull’impasto.

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